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“Per evitare l’ammutinamento, Colombo aveva ripetutamente mentito all’equipaggio sulla velocità delle imbarcazioni e sulla distanza percorsa; i suoi calcoli sulla circonferenza del globo, basati su Marino di Tiro, un geografo del I secolo dopo Cristo, e sulle indicazioni che il cartografo fiorentino Paolo Toscanelli aveva fornito al re del Portogallo una ventina di anni prima, erano completamente sbagliati per difetto. Per sua fortuna, tra l’Europa e le coste orientali dell’Asia che Colombo era convinto di raggiungere navigando verso ovest, c’era l’America.”

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Pizzigano
1424: Carta di Pizzigano

Portolano del cartografo Zuane Pizzigano, scritto in veneziano e portoghese. Raffigura l’Europa occidentale, l’Africa occidentale, l’Oceano Atlantico, le Azzorre, le Canarie, la leggendaria isola di Brasil (Braxil sulla carta, a ovest dell’Irlanda), la “ixola di uentura” (probabilmente l’altrettanto leggendaria isola di Mam, visibile in una mappa del 1367 disegnata da Domenica e Francesco Pizzigano) e un gruppo di isole nell’Oceano Atlantico a ovest delle Azzorre mai apparso nelle mappe precedenti a noi note. Il gruppo è dominato dalle isole di Antilia («ista ixolla dixeno antilia») e Satanazes («ista ixolla dixemo satanazes«, o dei demoni), entrambe rettangolari, la prima rossa e la seconda blu. A circa venti leghe a ovest di Antilia troviamo la piccola isola blu di Yama (Royllo nelle mappe più tarde), mentre subito a nord di Satanazes è raffigurata in rosso l’isola semi- circolare di Saya (in seguito Tanmar o Danmar). Alcuni storici sostengono che la loro raffigurazione sia basata sul resoconto di un contatto pre-colombiano con le Americhe. C’è chi sostiene che in realtà si tratti di Terranova e delle isole vicine, dove oggi sappiamo che nel X secolo si erano spinti i Vichinghi. La mappa è attualmente conservata presso la biblioteca dell’Università del Minnesota.

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1490: «Mappa di Colombo»

Probabilmente disegnata a Lisbona attorno al 1490 da Bartolomeo Colombo, fratello di Cristoforo.

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1491: Mappa di Martellus

Disegnata nel 1491 dal cartografo tedesco, residente a Firenze, Henricus Martellus. A est del continente asiatico si possono vedere l’isola di Cipango (Giappone) e altre isole com’è probabile che si aspettasse di trovarle Colombo. La mappa di Martellus è inoltre la prima in cui è raffigurata l’Africa dopo che nel 1488 Bartolomeu Dias aveva doppiato il Capo di Buona Speranza e scoperto che le Indie erano raggiungibili per mare senza dover passare per le terre in mano ai musulmani.

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1500: Mappa di Juan de la Cosa

Nel 1494, Alonso de Ojeda, governatore di Santo Tomás, allestì all’insaputa di Colombo la prima spedizione totalmente privata nelle Indie Occidentali. A bordo c’erano, tra gli altri, Amerigo Vespucci e il pilota e cartografo Juan de la Cosa, che aveva preso parte alle spedizioni di Colombo imbarcato sulla Santa Maria, di cui era proprietario. Ojeda arrivò nel Golfo di Paria, alle foci dell’Orinoco, passò poi per Trinidad e la Isla Margarita, proseguì lungo la costa del Venezuela, esplorandone alcuni territori, e infine risalì l’arcipelago fino a Hispaniola. Nel 1500, al ritorno dalla spedizione, Juan de la Cosa disegnò la prima mappa in cui compaiono i territori del Nuovo Mondo, ancora identificati con le Indie.

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1502 (c.ca): Planisfero di Cantino

È la più antica mappa raffigurante le scoperte portoghesi a oriente e a occidente. Prende il nome da Alberto Cantino, un agente del Duca di Ferrara che nel 1502 riuscì a trafugarla dal Portogallo. Nella mappa si vede un primo abbozzo delle coste del Brasile, fortuitamente scoperte nel 1500 da Pedro Álvares Cabral. Si può inoltre notare come le coste dell’Africa siano ormai riportate in dettaglio e con sorprendente accuratezza. La mappa riporta anche il meridiano di Tordesillas che ripartiva le terre di nuova scoperta tra la Spagna e il Portogallo.

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1507: Universalis cosmographia, Mappa di Waldseemüller

Prodotta nel 1507 a Saint-Dié-des-Vosges in Lorena dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, la Universalis cosmographia secundum Ptholomaei traditionem et Americi Vespucii aliorumque lustrationes [Cosmografia universale secondo la tradizione di Tolomeo e le scoperte di Amerigo Vespucci ed altri] è la prima mappa sulla quale i territori al di là dell’Atlantico compaiono staccati dall’Asia, andando così a formare un nuovo continente. La Universalis cosmographia è anche la prima mappa a usare il nome “America”, inscritto sul continente sudamericano.
Formata da dodici sezioni di 46×62 cm, la mappa era accompagnata da un testo, la Cosmographiae Introductio, nel quale si dà conto, tra le altre cose, del perché la “quarta parte del mondo” viene chiamata America:
Nunc vero et hæ partes sunt latius lustratæ et alia quarta pars per Americum Vesputium (ut in sequentibus audietur) inventa est, quam non video cur quis jure vetet ab Americo Inventore sagacis ingenii viro, Amerigen quasi Americi terram sive Americam dicendam; cum et Europa et Asia a mulieribus sua sortita sunt nomina.
«Ma ormai queste parti sono state ampiamente esplorate, e anche una quarta parte scoperta da Americus Vesputius (come si dirà in seguito), e non vedo perché qualcuno dovrebbe vietare di chiamarla Amerige – nel senso di “terra di Americus”, dal suo scopritore Americus, uomo di ingegno sagace – o America, poiché sia l’Europa sia l’Asia hanno ricevuto nomi di donna».
Altra nota curiosa: sebbene i primi europei ad avvistare il Pacifico dalle Americhe furono Vasco Núñez de Balboa nel 1513 o Ponce de León nel 1512 o 1513, nel capitolo nono dell’Introductio si dice esplicitamente che l’America è “un’isola, in quanto circondata dal mare su tutti i lati”.
Delle 1000 copie stampate, solo una è sopravvissuta e si trova oggi nella Library of Congress, Washington D.C.

arcano del mare
1646: Dell’Arcano del Mare. Robert Dudley. Stamperia di Francesco Onofri, Firenze

Pubblicato a Firenze nel 1646-48, e in seguito nel 1661, Dell’Arcano del mare è il primo atlante a stampa prodotto da un inglese e il primo al mondo a usare la proiezione di Mercatore in tutte le sue mappe (132, divise in due volumi, il II e il VI dell’opera). Lo stile prettamente barocco è in parte dovuto alle incisioni di Anton Francesco Lucini che, a detta sua, impiegò dodici anni e 2.000 kg di rame per produrre le lastre.
Nel 1594 Robert Dudley – figlio illegittimo, ma riconosciuto, del Duca di Leicester – ottenne dalla regina Elisabetta I il permesso di esplorare la costa della Guiana e Trinidad. La sua spedizione, che precedette di poco il primo viaggio di Sir Walter Raleigh, è raccontata nei particolari ne La perdita dell’Eldorado di V.S. Naipaul. Negli anni seguenti la spedizione, Dudley perse il favore della corte e, non riuscendo a farsi riconoscere il titolo di Duca di Northumberland, nel 1605 abbandonò l’Inghilterra e la moglie per trasferirsi a Firenze con Elizabeth Southwell, sua cugina di secondo grado e futura moglie, che partì al suo seguito travestita da paggio.
La composizione del manoscritto dell’Arcano risale all’incirca al 1636. Le mappe, diversamente da quanto in uso all’epoca, non sono derivative ed esibiscono una spiccata originalità del dettaglio. Le pagine qui riportate sono prese dalla seconda edizione del 1661 e mostrano la costa della Guiana e il delta dell’Orinoco, e le Piccole Antille. L’isola di Trinidad è presente in entrambe le carte. La
rappresentazione particolareggiata del delta dell’Orinoco ostenta una conoscenza del territorio superiore a quella di qualsiasi altro navigatore europeo dell’epoca. Persino la costa appare estremamente leggibile, sebbene poco verosimile nella sua forma straordinariamente frastagliata. Nonostante l’esibita chiarezza, non mancano i misteri: l’interno resta vuoto, nelle acque i mostri marini sono più numerosi delle navi.

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Rappresentazione ottocentesca dell’Oceano Atlantico secondo le concezioni di Toscanelli, 1474

Il cartografo fiorentino Paolo dal Pozzo Toscanelli fu una delle principali autorità citate da Colombo a supporto della teoria che fosse possibile raggiungere le Indie navigando verso Ovest. Per Toscanelli, Antilia era posizionata a metà strada tra le Canarie e l’isola di Cipango, il Giappone. La lettera e la mappa nelle quali Toscanelli esponeva il suo piano di navigazione per raggiungere le Indie furono spedite nel 1474 ad Alfonso V, re del Portogallo, per tramite di Fernão Martins, prete nella cattedrale di Lisbona. In seguito andarono entrambe perdute ma Colombo ebbe modo di vederle.