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“Giravamo da tre ore il deserto arroventato quando abbiamo cominciato a dirci che forse avremmo dovuto prendere una guida. Avevamo lasciato Gibuti City dopo l’alba, diretti verso il confine con l’Etiopia; all’altezza di Dikil – un grappolo di baracche di lamiera stretto intorno allo sterrato – avevamo svoltato su una strada persino più sterrata, in cerca di un lago nel deserto, il Lac Abhe, a sessanta chilometri da lì. […]

Questo poteva essere l’inizio del racconto di un viaggio che ho fatto in Etiopia con il fotografo e artista Armin Linke, nel febbraio del 2012. […] Questo inizio, da un certo punto di vista, andava bene. Ciò che racconta è accaduto davvero, scontato di una scusabile misura di epica. […] I luoghi sono abbastanza esotici da evitare il déjàvu. Il tutto, nonostante la drammaticità un po’ forzata, rispetta il carattere essenziale del racconto di viaggio, il suo essere portatore sano di panorami.”

“We had been wandering around the scorching desert for about three hours when we started to think that we probably should have hired a guide. We had left Djibouti after dawn, heading towards the Ethiopian border. Around Dikhil – a cluster of tin sheds huddled around the dirt road – we turned onto an even rougher trail, heading to a lake in the desert, Lac Abbé, about 60 kilometres away….

This could have been the beginning of the story of my trip to Ethiopia with the photographer and artist Armin Linke in February 2012…. It would have been a good beginning from a certain standpoint. The tale it has to tell really happened, with an excusably epic tone.… The places are exotic enough to avoid a sense of déjà vu. Despite the somewhat forced drama, everything respects the essential character of a travel diary, and the fact that it is the healthy carrier of panoramas.”