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L’Islanda nella rappresentazione cartografica

I primi cartografi a raffigurare l’Islanda furono quasi sicuramente anglosassoni. Attorno all’anno 1000, l’Islanda doveva apparire nel loro immaginario come un territorio equidistante dalla Scozia e la Groenlandia, posto a sud della Norvegia e circondato da una moltitudine di isole, tra cui la più celebre era l’isola di Tylen. Vagheggiata terra di transizione, a metà strada tra la Scozia e l’Islanda, di Tylen oggi non rimane traccia: verosimilmente i primi pionieri inserirono nelle loro mappe una versione macroscopica e approssimativa delle odierne isole Fær Øer.

I fiamminghi Gerhard Mercator e Abraham Ortelius, i più celebri cartografi del XVI secolo, utilizzarono diverse fonti per tracciare i confini delle terre del nord, ma prevalentemente si riferirono ai resoconti inglesi. Ne derivò la Septentrionalivm regionum descrip[tio] (1), mappa del 1570 che delinea una geografia nordica ancora sommaria e dai tratti vagamente mitologici, in cui la Scandinavia supera per dimensioni la Groenlandia, mentre l’Islanda, come già accadeva nelle carte dei secoli precedenti, è attorniata da isole. Una nuova versione della mappa (2) fu inclusa nel 1601 in un atlante tradotto e distribuito in varie lingue, l’Epitome, a cura dell’olandese Johannes Vrients.

Le numerose mappe antiche, in cui compare in varie e incerte forme l’Islanda, testimoniano l’interesse costante dei navigatori settentrionali, non solo inglesi, nei confronti dell’isola. Danesi e olandesi, soprattutto, cercarono di irrobustire le loro relazioni commerciali con gli islandesi e si dotarono progressivamente di numerose e improbabili carte geografiche, spesso ponendosi in competizione tra loro. L’editore e cartografo olandese Pieter Goos, ad esempio, acquistò nel XVII secolo dal vescovo luterano islandese Gudbrandur Thorláksson alcune mappe (3), per poi pubblicarle nel 1663 con l’obiettivo di favorire le rotte verso l’Islanda dei suoi connazionali.

Nel 1730, fu invece il norvegese Thomas Hans Henrik Knoff a essere incaricato dal governo danese di tracciare una mappa accurata dell’isola. Dopo cinque anni di ricerca, Knoff elaborò una mappa in cui comparivano sette distinte regioni geografiche e la consegnò sia ai suoi superiori norvegesi sia ai committenti danesi. Ne derivò una disputa, un grave incidente diplomatico che determinò una manomissione dei dati acquisiti da Knoff, tanto che la mappa fu pubblicata soltanto nel 1761, in versione ampiamente rimaneggiata (4).

L’italiano Antonio Zatta, nel 1781, incluse nel suo Atlante novissimo una mappa (5) dell’Islanda, derivante dagli studi del tedesco Büsching. Si tratta, tuttavia, di una versione non esaustiva, che testimonia l’insuccesso di un’intera generazione di esploratori e cartografi.

Solo nel XIX secolo, grazie a graduali ricerche avviate nel 1771 dal capitano danese Hans Erik Minor, le coste islandesi (6) furono rappresentate in modo funzionale alle rotte commerciali degli europei. L’opera di Minor fu completata da una serie di ricercatori danesi e pubblicata nel 1823, in un volume che conteneva descrizioni dettagliate dei litorali islandesi.

Nel 1867 lo svedese Carl Wilhelm Paijkull disegnò una mappa (7) in grado di definire con maggior precisione la geografia dell’isola, concentrandosi sulla sua conformazione interna. La prima carta geologica accurata relativa all’Islanda si deve, invece, al tedesco Thorvaldur Thoroddsen. Grazie alla sua Geologische Karte von Island (8), pubblicata nel 1906, la cartografia moderna si avvalse per la prima volta di uno studio approfondito riguardante i rilievi islandesi e, in particolare, i vulcani.

 

Images courtesy of National and University Library of Iceland