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“Dall’alto, il panorama di Seydisfjördur è meno emozionante di quello di Djúpavík perché, nonostante sia nata anch’essa come stazione di pesca alla fine dell’Ottocento, Seydisfjördur non è morta quando sono sparite le aringhe, è un villaggio vero e vivo, non un residuo della prima età industriale islandese: manca tutta la retorica dell’isolamento e della decadenza. C’è un porto ancora molto attivo, da cui parte il traghetto per la Danimarca; c’è una bella chiesetta grigio chiaro, e allineate sul lungomare ci sono un centinaio di casette prefabbricate lucide di pioggia. [...]

[...] approfittando della rete wireless, che in Islanda si trova ovunque, ovunque gratuita, tiriamo fuori i nostri portatili, e il resto della mattinata se ne va guardando com’era Seydisfjördur negli anni Sessanta in questi incantevoli filmini di famiglia (su YouTube: Seydisfjördur, Iceland, 1962-70). I due commenti in islandese che si leggono sotto il video dicono questo: «Grazie per questo video, e grazie per i cari ricordi che ho di te attraverso la mia mamma, che lavorava con tuo padre. Mi ricordo di quando sei venuto con un regalo per me, la vigilia di Natale, vestito da Babbo Natale». E: «Christian, sei su Facebook? Saluti dalla tua vecchia compagna di giochi Hildur Tómasdóttir».”

“Viewed from above, the panorama over Seydisfjördur is less thrilling than that over Djúpavík, because while both evolved as fishing stations at the end of the nineteenth century, Seydisfjördur’s stature did not wane when the herring shoals disappeared; it remains a truly vibrant village, and not some relic of Iceland’s first industrial era: the entire rhetoric concerning isolation and decadence is lacking. The harbour, from where the ferry to Denmark departs, is still busy; there is a beautiful, small light grey church, while a hundred prefabricated small houses line the seafront, gleaming in the rain. [...]

Taking advantage of the ubiquitously free WiFi connection, we take out our laptops, and the rest of the morning is spent looking at how Seydisfjördur was back in the sixties in those charming home-movies (on YouTube: Seydisfjördur, Iceland, 1962-70). The two comments in Icelandic that can be read under the video state: “Thank you for this video, and thank you for the sweet memories I have of you through my mum, who used to work with your father. I remember when you came by with a present for me, on Christmas Eve, dressed like Santa Claus”. Followed by: “Christian, are you on Facebook? Cheers from your former playmate Hildur Tómasdóttir.”